"Volendo ricordare le migliaia di negativi che mi ha lasciato, in essi vi è prima di tutto la documentazione del suo gusto di amante del bello e del suo impegno per una resa più accurata possibile. Quando ai soggetti, essi sono i più vari. Non mancò di cimentarsi col ritratto, ma prevale la ricerca, in particolari di affreschi, bassorilievi, intarsi e quadri, di elementi che possano illuminare sulla storia della scienza e l'evoluzione della tecnica. Inoltre ha voluto documentare la grande pittura della nostra città, approfittando di ogni ponteggio o di ogni scala che potesse offrirgli un punto di vista opportuno. In più campi, io credo, le sue foto potranno dare un prezioso contributo e rappresentare un importante documento.” (Giorgio Tabarroni)

 

Fu avviato al disegno e al gusto per le arti figurative dallo zio Arturo Lazzari, ottimo pittore e decoratore centese. Questa educazione al bello lascerà traccia anche nella sua lunghissima pratica nel campo della fotografia, della cui tecnica si impossessò come un professionista, dotandosi di macchine fotografiche e di ingranditori di ottima qualità.

 

Con le sue foto e i suoi disegni, ha corredato i propri libri e molti articoli pubblicati sul periodico di orologeria La Clessidra e nel prestigioso Antiquarian Orology, versione italiana dell’inglese Antiquarian  Horological Society di cui Simoni  era membro.

Nel 1940 pubblica presso l'editori Cacciari di Bologna, il volume I Sidamo fedeli sudditi dell’Impero sugli usi, i costumi e la lingua di una popolazione fra cui abitò lunghi mesi; nel 1935 era stato infatti richiamato alle armi per la guerra in Africa Orientale e nel 1936 comandato presso le truppe del governo del Galla e Sidamo: 

 

"… ho soltanto cercato, nell’ambito delle mie esiguissime forze, di contribuire un poco a far conoscere questi fedeli sudditi del nostro Impero, riunendo alcune notizie e qualche osservazione riguardanti la loro vita di ogni giorno, le credenze popolari, la modesta suppellettile, gli animali selvatici e domestici, qualche favola o leggenda, ed ho aggiunto, quando mi è stato possibile, la documentazione fotografica."

 

Antonio Simoni era molto rinomato nella Bologna del dopoguerra per la sua straordinaria competenza in fatto di armi e orologi antichi, competenza che aveva acquisito sia attraverso la ricerca storica sia cimentandosi sui pezzi originali di cui era diventato un abilissimo e ricercato restauratore.

Nel 1965 presso l'editore Vallardi di Milano pubblica il volume Orologi italiani dal Cinquecento all'Ottocento corredato in buona parte da disegni e fotografie al fine di chiarire, attraverso l’immagine, il testo.

E' morto il 17 ottobre 1976 a Bologna dove era nato nel 1897.

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